
Sono passati ormai oltre trentanni dalla pubblicazione di un saggio di Sebastiano Brusco sullindustria metalmeccanica a Bergamo [1975], uno dei contributi più originali nella letteratura di economia industriale.
In quel saggio, Brusco ci avvertiva che la dimensione dimpresa in termini di addetti non è un indicatore adeguato per valutare lefficienza delle imprese.
Innanzitutto, a parità di tipo di prodotto, imprese di diversa dimensione potrebbero svolgere al loro interno una diversa composizione di fasi delle lavorazioni: abbiamo bisogno quindi di classificare le imprese non solo rispetto alla dimensione in termini di addetti e al volume di produzione (misurato, in genere, da un indicatore grezzo quale è il fatturato dellimpresa), ma anche rispetto al livello di integrazione verticale, e di questo le statistiche non danno una rappresentazione adeguata.
Il secondo motivo è che, se il processo è (tecnicamente ed economicamente) scomponibile in fasi, la dimensione minima efficiente di fase, e non quelle relative allintero processo, sarà il riferimento analitico per valutare lefficienza dellimpresa specializzata in una particolare fase del processo produttivo.
L'analisi dellefficienza sistemica diventa il cuore dell'analisi: occorre tener conto di che cosa limpresa produce e in che modo produce, e della natura sistemica dei processi produttivi, sistemi in cui le imprese interagiscono non solo commerciando tra loro, ma anche scambiando, attraverso molteplici canali, informazioni sulla tecnologia, sui mercati finali dei prodotti, sui mercati di approvvigionamento delle materie prime e dei semilavorati.
Lanalisi della natura e delle forme di quelle interrelazioni, delle istituzioni che favoriscono quella trasmissione di informazioni, delle peculiarità dei processi innovativi che si possono realizzare allinterno di un sistema di imprese con quelle caratteristiche è dagli anni Ottanta un terreno fecondo di discussione sui sistemi produttivi locali e sui distretti industriali.
Allinterno di quel dibattito è maturata la ricerca METALnet "Struttura e dinamica del cambiamento nelle relazioni tra le imprese metalmeccaniche nella provincia di Modena.
Dopo la prima rilevazione dellindagine campionaria condotta nel 2001, i risultati della ricerca Metalnet 2000 (Russo e Pirani 2002, 2003, 2004) hanno sollecitato lo sviluppo di un quadro di riferimento sulle specializzazioni dell'industria meccanica in Italia per la comparazione dei risultati relativi alla provincia di Modena.
Quella ricognizione sistematica è ora proposta nel volume L'industria meccanica in Italia. Analisi spaziale delle specializzazioni produttive 1951-2001 (Russo, a cura di, 2008), e i principali risultati possono essere consultati on line anche in queste pagine web.
Laggiornamento nel 2005 dei dati strutturali relativi alla provincia di Modena consente una comparazione delle trasformazioni avvenute nel periodo 2000-2005, segnato da rilevanti cambiamenti delle relazioni tra imprese, interne ed esterne al sistema locale della meccanica: un sistema di imprese che è stato capace di rafforzarsi a livello mondiale nei mercati di nicchia di componenti meccaniche (soprattutto delloleodinamica), di motori e macchinari per lindustria, di automobili da competizione, sportive e di lusso.
Questo sistema ha risposto alla globalizzazione lungo due direttrici: lattività innovativa e le reti di relazioni locali e globali (che abbiamo indagato nei progetti di ricerca "Reti di competenze", "Metalnet2005" e "Innovazione globalizzazione")
Risultati
La ricerca METALnet evidenzia come la molteplicità di prodotti, di specializzazioni, di artisti della produzione su misura non sia segno di debolezza del sistema locale, quanto piuttosto suo peculiare carattere di forza, da valorizzare e preservare nella globalizzazione dei mercati, in cui la concorrenza non è più solo tra imprese, ma tra territori dotati di conoscenze e capacità innovative.
Quindi, le sfide da superare non sembrano essere tanto quelle che dovrebbe fronteggiare la singola impresa. Le sfide riguardano il territorio in cui le imprese operano, e quindi coinvolgono le istituzioni che devono contribuire a valorizzare e sostenere le reti di competenze. Sono queste reti, che attraversano le imprese e il sistema sociale, a favorire i processi innovativi.
Quali istituzioni a sostegno delle reti di competenze?
Tra queste istituzioni vi sono certamente quelle della formazione alta e della ricerca, ma vi è anche tutto il sistema della formazione e dellistruzione (dalla formazione di base alla formazione tecnica e professionale, e a quella terziaria) che occorre rafforzare perché sia capaca di cogliere le opportunità (e le necessità) di cambiamento [si veda l'iniziativa Officina Emilia e il progetto di ricerca Miqua].
[Ultimo aggiornamento: 05/01/2010 02:27:09]
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